AVOGADOR
![]() |
L’Avogador
- 1° Premio Concorso Nazionale di Narrativa Ibiskos ‘95. Giallo Storico, ambientato a Venezia alla fine del ‘500. Sullo sfondo di una città all’apice della sua potenza politica, opulenta e cosmopolita, il nobile Priuli, Avogador de Comun è alle prese con delitti e intrighi politici, aiutato da una bellissima cortigiana, da un medico-strologo ebreo e da un esuberante Paolo Caliari, detto Il Veronese. |
DALL’AVOGADOR - LA CENA
IN CASA DI LEVI. Pag.63
I pesanti drappi che ricoprivano le tele cominciarono a scivolare
lentamente, scoprendo poco a poco l’enorme lavoro del Veronese.
Un mormorio di eccitazione
si diffuse nel grande refettorio del convento, affollato fino all’inverosimile
da una variopinta ed eterogenea moltitudine di persone. Tutte le gerarchie
ecclesiastiche e temporali della Serenissima e gli immancabili personaggi
mondani erano presenti all’avvenimento.
L’Avogador Priuli cercava
con lo sguardo il suo amico Caliari. Lo aveva visto, poco prima, discutere
animatamente con il Priore Andrea Buono. Poi era scomparso tra la folla.
Improvvisamente ci fu un attimo
di silenzio. Gli sguardi di tutti erano puntati sulla parete di fondo. I
drappeggi caddero simultaneamente, scoprendo una rutilante magnificenza di
colori. In un grandioso scenario architettonico si svolgeva l’Ultima Cena di
Cristo.
Le esclamazioni di stupore
si trasformarono, quasi subito, in un mormorio preoccupante.
Frate Lorenzo, lontano
parente dell’Avogador, strabuzzò più volte gli occhi, divenne paonazzo e Paolo
temette seriamente che potesse avere un malore. L’Avogador lo prese gentilmente
per un braccio e lo fece accomodare su una panca. Il vecchio frate sbuffava e
brontolava, scandalizzatissimo:
- E’ inaudito! Un
sacrilegio! I nani! I nani arrampicati sulle colonne! E persino gli armigeri! E
come se non bastasse, un servo che perde sangue dal naso! E lui, quel folle del
Veronese, in primo piano! Si dà più importanza del Santissimo Gesù Cristo! E
che nefanda impudenza: un moro vicino Gesù!
Paolo cercò di calmare Frate
Lorenzo con parole rassicuranti, ma dentro di sé rideva di gusto. Caliari era
stato grandioso e la tela esprimeva tutta la sua forte personalità. La tecnica
era vigorosa e i colori brillanti e ricchi di una luce particolare, del tutto
innovativi.
Paolo si guardò attorno e
colse i commenti perplessi dei presenti. Tutta quella scena lo divertiva
moltissimo e poteva capire l’incredulità e l’agitazione degli ecclesiastici.
L’artista forse era stato eccessivamente fantasioso nella sua composizione, ma
la tela era davvero splendida.
Paolo ricordò che mesi
prima,, su suggerimento del Serenissimo Principe, il Doge Mocenigo, aveva fatto
notare al Veronese alcuni dettagli un po’ troppo audaci, ma con il Maestro non
c’era nulla da fare. Quando si metteva in testa una certa idea, non c’era verso
di farlo tornare sulle sue decisioni.