MAGIE VENEZIANE


MAGIE VENEZIANE. Favole ambientate a Venezia dove sono protagonisti I COLORI, un paio di scarpe da ginnastica e un paio di scarponcini DUE PER LA STRADA, due bande di gatti I CASTELLANI E I NICOLOTTI, un coleottero viaggiatore CASIMIRO L’ESPLORATORE e un vaporetto che vive delle strane e meravigliose avventure VAPORETTO 59.

Da    COLORI.  Pag 11 - 12.

 La giornata era splendida, dopo il temporale. L’arcobaleno brillava nel cielo limpido sopra la laguna verde smeraldo e l’acqua era spruzzata dal bianco delle piccole onde, che s’infrangevano contro la riva.

 I colori cominciarono a volare: il Bianco, in testa al gruppo, impettito e tutto bagnato, il Rosso, subito dietro, rubicondo e sorridente, il Verde, paffutello e saltante e poi, in ordine sparso tutti gli altri. Il Nero, con il suo immancabile ombrello, il Marrone, attento e brontolone, il Viola, pigro e lento, il Blu, con un maglione attorcigliato, l’Azzurro, in tuta sportiva, il Giallo, allegro e chiacchierone e il Rosa, tranquillo e felice.

 Avevano lasciato l’arcobaleno per andare a colorare la città, perché, all’improvviso, il cielo si era fatto scuro e tutti i colori si erano sbiaditi. Il Verde, il Nero e il Marrone parlavano fra di loro, a bassa voce, indecisi sul da farsi. Il Viola, il Blu e l’Azzurro stavano discutendo accanitamente. Il cielo era il loro territorio e colorare un tramonto sull’acqua era una tentazione, ma avevano bisogno del Rosa, che, invece, non ne voleva sapere. Lui, non voleva colorare il cielo, ma Palazzo Ducale con l’aiuto del Bianco per i fregi marmorei.

 Il Giallo, invece, volava silenzioso e pensava alla sabbia della spiaggia. Lì, c’erano tante conchiglie da colorare... di gialle ce n’erano così poche! I bambini le cercavano sempre senza trovarle!

- Alt!- gridò il Bianco. - Fermi tutti! E parlate a voce più bassa! Stiamo spaventando gli uccelli!

 


Da DUE PER LA STRADA. Pag.22 - 23.

Era quasi mattina , quando da una fessura del coperchio del cassonetto uscirono faticosamente due vecchie paia di scarpe. Erano anche molto sporche, soprattutto le Superior che erano di tela e si erano tutte inzaccherate con i resti di una peperonata, mentre scalavano la spazzatura. Con leggerezza e perfetta sincronia le due scarpe da ginnastica atterrarono sull’erba del ciglio del canale.

 Rimasero ad aspettare che scendessero le scarponcine, che, essendo più anziane e pesanti, caddero un po’ malamente. Per fortuna c’era l’erba ad attutire la caduta. Le Timberwood si rassettarono le stringhe e si misero allegramente in marcia.

- Dai, ragazzine, muoviamoci! Abbiamo un sacco di strada da fare e tante cose da raccontarci!

  Amedeo si era proprio stancato di fare la corte a quella smorfiosa della gatta grigia di Via San Giovanni d’Acri. Una gran bella gatta, occhi verdi e un musetto da “gatta”... Ma era sempre così, con quella... come lui si avvicinava, lo riempiva di botte. Amedeo non ne poteva più! Stanco e ammaccato, stava tornando a casa, quando le scarpe gli passarono davanti, chiacchierando tranquillamente. Si fermò, allibito, sgranando i grandi occhi verdi.

 


 Da CASTELLANI E NICOLOTTI. Pag 29 - 30.

 Alvise era proprio seccato. Era successo un’altra volta! Seduto sulla vera da pozzo di Campo Santa Marina si leccava pigramente una zampina e rifletteva. Ogni tanto gli scatti nervosi della lunga coda ad anelli tradivano la sua inquietudine.

 Non poteva tollerare più a lungo che quei gattacci di Campo San Canciano s’intrufolassero impunemente nel suo territorio. E quel brutto ceffo di Sgrinfio - il - Guercio aveva osato mettere quel suo unico occhio su Isotta, la sua gattina!

 Beppino, il gattino soriano del fornaio, gli aveva riferito che Sgrinfio - il -Guercio faceva spudoratamente la corte alla splendida persiana bianca con gli occhi verdi, di cui Alvise era innamorato da tempo.

 Con uno scatto repentino, il bel gattone rosso balzò giù dal pozzo, e, con estrema dignità si diresse verso la calle, lì vicino. Era quasi l’ora dell’assemblea straordinaria dei mici di Castello, della zona di Santa Marina e dintorni. Quando arrivò, c’erano già tutti. Li passò in rassegna, soddisfatto, con i baffi e la coda dritta. C’erano proprio tutti. I suoi fedelissimi amici: il suo braccio destro, Toni - Bianchetto, che era tutto nero, tranne, appunto, una macchia bianca sul petto, Pomponio -Ciccio - Bomba, Pabs - l’Inglese, Micia - la -Saggia, Romeo - Cacciatore, Guendalina - la - Vecchia e gli altri.

 


CASIMIRO L’ESPLORATORE. Pag. 50.

Era stato tutto un caso, anche vivere a Venezia.

Durante uno dei suoi viaggi, infatti, mentre si trovava aggrappato alla pancia di un grassissimo gabbiano, il pennuto in questione, stanco e affamato, si era posato sull’altana per riposare.

Casimiro, così, si era messo a curiosare un po’ in giro. Il posto gli era piaciuto e lì aveva deciso di fermarsi per un breve periodo. Poi, non era più andato via. Adesso aveva molti amici e una vita intensa. Tra l’altro, lui, che non amava i colombi, ne aveva uno per amico ed era uno dei migliori: Piccione - Porcellino, così chiamato per la sua voracità. Piccione - Porcellino aveva sempre fame e mangiava di tutto.

Casimiro scoppiò a ridere pensando all’amico, che proprio in quei giorni, volava con un grande fiocco rosa avvolto attorno al becco, ferito dal lancio casuale di un sasso, che l’aveva colpito, mentre inseguiva raso - terra un passerotto dispettoso.

Casimiro era un bel coleottero di un verde scuro brillante, gli occhietti vispi e attenti, con la particolarità di una minuscola macchia nera sull’ala destra, eredità di una nonna russa, letteralmente volata via durante la Rivoluzione d’Ottobre. Solamente lei e suo figlio, il papà di Casimiro, avevano salvato le ali...


VAPORETTO 59. Pag. 61 - 62.

 Quando il Vaporetto 59 sbucò in Bacino San Marco tirò un sospiro di sollievo. Finalmente poteva tirare una boccata d’aria fresca, ma c’era un tremendo moto ondoso. Motoscafi velocissimi sfrecciavano da tutte le parti e bisognava fare attenzione alle gondole, cariche di turisti e tenere d’occhio la motonave, che grande e grossa com’era, ogni tanto si divertiva a fare scherzi, fingendo di entrare in rotta di collisione con qualche malcapitato vaporetto.

Il Vaporetto 59 si guardò attorno. Il Bacino era un vero guazzabuglio di imbarcazioni e c’era persino una nave da guerra americana, proprio di fronte all’isola di San Giorgio. Era piena di radars, cannoni, rampe per missili, elicotteri e aerei. Un vero splendore. Gli piacevano, poi, tantissimo i colori della bandiera americana, che sventolava a poppa. Si avvicinò per osservare meglio.

- Ma cosa succede? - esclamò preoccupato il comandante Piero - Questo vaporetto sta virando a dritta, quando io, invece, giro il timone a sinistra...

Il Vaporetto 59 si avvicinò paurosamente alla nave Richmond.

I marinai a bordo osservavano divertiti e salutarono i passeggeri che, a loro volta, rispondevano con grandi gesti. Solo pochi Veneziani a bordo cominciavano a preoccuparsi.

 - Mamma - chiese una bambina con le treccine bionde - andiamo a visitare la nave americana?